Mi sono sempre interrogato sui rapporti tra religione e politica o meglio della necessità di avere una classe politica volutamente confessionale, oppure sulla laicità dello Stato ……
Ho trovato questo discorso che Barack Obama ha pronunciato il 28 giugno 2006 a Washington (pubblicato in italiano da Marsilio nel volumetto La mia fede).
In questo discorso il futuro presidente degli Stati Uniti affronta il tema in un modo che mi sembra originale, pragmatico e assai efficace. Ne cito di seguito alcuni brani:
Il 90% di noi crede in Dio, il 70% appartiene a un’organizzazione religiosa, il 38% si definisce cristiano convinto; in sostanza in America c’è più gente che crede agli angeli di quanta non ce ne sia che crede all’evoluzione della specie.
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Ragione per cui, se davvero possiamo sperare di parlare alle persone per quello che sono … allora, da progressisti, non possiamo trascurare la sfera della religione.
Perché quando ignoriamo il dibattito su cosa significhi essere un buon cristiano, un buon mussulmano o un buon ebreo; quando parliamo di religione solo in senso negativo, sottolineiamo dove e come non dovrebbe essere praticata, invece di parlare in positivo, per cercare di capire che cosa ci dice degli obblighi che abbiamo nei confronti degli altri; quando rifuggiamo i ritrovi di natura religiosa perché siamo convinti che non saremo i benvenuti – altri riempiranno quel vuoto, e sarà gente che ha una visione molto più ristretta della fede o gente che si serve cinicamente della religione per giustificare i propri scopi di parte.
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Se epuriamo il nostro linguaggio da ogni contenuto religioso, ci priviamo delle immagini e della terminologia attraverso cui milioni di americani concepiscono la loro morale personale e la giustizia sociale.
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Quello che voglio dire è che i laici hanno torto quando chiedono ai credenti di appendere la loro religione all’uscio prima di presentarsi sulla pubblica piazza… Dire quindi che gli uomini e le donne non dovrebbero introdurre la loro «moralità personale» nei dibattiti di politica pubblica è una reale assurdità. La nostra legge è, per definizione, una codificazione di principi morali, e si fonda in gran parte sulla morale giudaico-cristiana.
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I conservatori hanno bisogno di comprendere il ruolo critico che la separazione tra la Chiesa e lo Stato ha svolto non solo nel preservare la nostra democrazia, ma anche nel permettere l’irrobustirsi della nostra pratica religiosa… Sono stato gli antenati degli evangelici i più risoluti a non voler mischiare il governo con la religione, poiché non volevano che una religione sponsorizzata dallo Stato si intromettesse nella determinazione a praticare la loro fede come volevano.
Per non parlare del fatto che, vista la crescente diversità della gente che vive in America, i pericoli del settarismo non sono mai stati così grandi. Qualunque cosa possiamo essere stati in passato, oggi non siamo più semplicemente una nazione cristiana; siamo anche una nazione ebrea, una nazione mussulmana, una nazione buddhista, una nazione induista e una nazione di non credenti.
E anche se tra noi ci fossero solo cristiani, se espellessimo dagli Stati Uniti d’America tutti i non cristiani, che tipo di cristianesimo insegneremmo nelle scuole?
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In democrazia coloro che sono motivati dalla religione devono tradurre i loro interessi in valori universali e non in valori legati semplicemente alla religione. In democrazia, le loro proposte debbono essere dibattute ed essere conciliabili con la ragione. Io posso essere contrario all’aborto per ragioni religiose, ma se tento di far passare una legge che ne bandisca la pratica, non posso semplicemente appoggiarmi agli insegnamenti della mia Chiesa o evocare la volontà di Dio. Devo spiegare perché l’aborto viola un principio che è accessibile a gente di qualunque fede, anche a coloro che non hanno fede.
Tutto ciò può risultare arduo per coloro che credono nell’infallibilità della Bibbia, come fanno molti evangelici. Ma in una democrazia pluralistica, non abbiamo scelta. La politica dipende dalla nostra capacità di persuadere gli uni e gli altri degli scopi comuni basati su una realtà comune. Implica il compromesso, l’arte del possibile.
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Anche coloro che proclamano l’infallibilità della Bibbia sanno fare distinzioni tra le lezioni che possiamo trarre dalle Scritture, e intuiscono che alcune di esse – i Dieci Comandamenti, per dire, o la fede nella divinità di Cristo – sono alla base del credo cristiano, mentre altre sono maggiormente connotate culturalmente e andrebbero modificate per adattarle alla vita moderna.
Il popolo americano lo capisce intuitivamente, ragione per cui la maggioranza dei cattolici pratica il controllo delle nascite e alcuni di coloro che si sono opposti ai matrimoni omosessuali si sono comunque anche opposti all’introduzione di un emendamento nella Costituzione che li vieti. Non pretendiamo che la leadership religiosa accetti questi nel guidare il suo gregge, ma che riconosca che nelle scelte della gente vi è della saggezza.